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Platini: “Lo scudetto è della Juve … parole, parole, parole”

Il 27 marzo l’Alta Corte del Coni potrebbe togliere la redazione a Moggi. Sarebbe una grande soddisfazione per l'inizio di una nuova vita

di Cesare Pompilio

 Michel Platini al ristorante da Giannino, a Milano, premia Gianni Rivera in presenza di Adriano Galliani. Il francese, mio amico, è un furbo di sette cotte, perciò fa dichiarazioni estemporanee. “Il Milan è primo ma lo scudetto lo vince la Juve”. Come dire: il titolo è del Milan ma, siccome sono juventino, spero che arrivi a Torino. Intanto, addolcisco l’ennesima pastiglia amara che 15 milioni di tifosi bianconeri stanno ingoiando per l’ennesimo volta. Sia chiaro che è da settembre che dico a Roma e al mondo che sarà il Milan il prossimo campione d’Italia, nonostante gli infortuni di  Antonio Cassano e  Gennarino Gattuso, dunque sono il meno attaccabile. Non prevedevo che la partenza di Etò’o dall’Inter avrebbe messo a nudo tutti difetti che da mesi andiamo dicendo dei nerazzurri. Benitez, prima, e Gasperini, dopo, sono stati sempre sulla nostra medesima linea. Prevedevo, quindi, una Juve dal terzo posto in poi. Oggi con la dignità che mi distingue dai servi fanfaroni, i quali esultano a comando del loro padrone, affermo che il secondo posto è possibile, ma siccome il campionato è talmente di basso profilo che, come l’Inter, nonostante il disastroso cammino, può e deve aspirare al terzo posto; la Juve seppur povera in classe rispetto al Milan avrebbe potuto aspirare allo scudetto. Invece… la Juve società non conta nulla nel Palazzo, don Peppino Marotta sbaglia campagne acquisti una dopo l’altra, eccoci a Borriello, eccoci a una bella distanza dal Milan, eccoci ai frizzi e lazzi di Allegri. “Parlo solo su autorizzazione di Marotta…” Insomma dal danno alla beffa, dalla beffa alla umiliazione e al ciurlar nel manico di Michel Platini. Don Michelino è tornato a Parigi, mi dicono che ami circondarsi di yes-men, dunque non c’è posto per noi. Noi fummo quelli che quand’era al massimo  splendore da fublero gli portammo i panini al salame (vedi il libro Passo Doppio di Luigi Colombo, edizione Mursia). Oggi siamo ancora tifosi  e non invitati all’inaugurazione dello stadio, dove cani e porci hanno ricevuto il tagliando mentre né Cesare Pompilio, né Luciano Moggi e neppure Antonio Giraudo sono rientrati nel novero. Il francese Platini alla vista dello Stadium si è commosso. Auguri. Al tifoso le parole non bastano, io voglio vincere per questo sto dalla parte di Andrea Agnelli che come suo padre, il dott. Umberto Agnelli (1961), avrebbe voluto vincere lo scudetto, invece il suo dipendente don Peppino Marotta gli porta come allenatore don Luigino Delneri, Martinez e, chi ne ha ne metta, quindi lo scudetto è una mera chimera. Marotta è ottimo amico di Adriano Galliani, ma lo scudetto, il dottore lo porta a Berlusconi. Moggi Luciano non era amico di Adriano Galliani, anzi era in procinto di prenderne il posto al club di Via Turati e si difendeva come poteva. Poi quel colloquio a Palazzo Grazioli e… poi… e poi Calciopoli. Ora siamo al dunque: il 27 di questo mese l’Alta Corte del CONI dovrebbe dare finalmente un segnale chiaro e semplice, simile a quello che darò io al Just Cavalli: se gli tolgono la medievale “radiazione” la sera del mio compleanno, nella più famosa discoteca d’Italia, farò vedere il mio lato B. Come dire una grande festa. Una notizia che tutti aspettano, “Luciano Moggi senza la radiazione potrebbe rifare l’Inter, esattamente come fece il Cav. Angelo quando ha assunto  Italo Allodi che, nell’arco di tre mesi costruì la grande Inter”. Così si è espresso a Telelombardia il decano dei giornalisti sportivi italiani Gino Bacci. Ginone ha aggiunto che Moratti Massimo dovrebbe avere coraggio, telefonare a Moggi e chiedergli di ridisegnare l’Inter. Qui mi inalbero io: Luciano Moggi è juventino, 15 milioni di tifosi aspettiamo solo un segnale per averlo tra noi e lo regalo così ai “prescritti”? E no, allora salta tutto. Luciano aspetta in silenzio in compagnia della sua innata dignità l’esito del prossimo 27 marzo. Intanto Andrea Agnelli e Ninozzo Conte, stando al nostro vignettista Valerio Marini, sono come se fossero don Chisciotte e Sancho Panza. Non sono affatto d’accordo: la missione di Andrea è nobile e in perfetta linea con il grande casato degli Agnelli. Andrea non deve mollare, un giudice che ci dà ragione ci sarà in Europa, a quel punto son dolori per il “Palazzo”. Il Palazzo ora vuole orientare, ora vuole stare ‘schiscio’, però non molla la presa, perché dunque dovrebbe mollare Andrea? Ninozzo è un pugliese furbo, intelligente, perspicace. A Firenze sa di trovarsi davanti a Amauri il brasiliano dormiente. A Firenze la Juve deve vincere per continuare a sperare e a sparare. Lo scudetto lo vince il Milan, ma a noi juventini lasciateci sognare. Stiamo passando ore di giubilo: Massimo De Santis ha richiesto 21 milioni di euro a Moratti perché è stato pedinato abusivamente. La difesa dell’Inter ha sollevato “l’istituto della prescrizione”. Bobo Vieri, pure lui ha chiesto 21 milioni di Euro per il medesimo motivo di De Santis. Didier Deschamps, allenatore del Marsiglia , la squadra che ha eliminato i nerazzurri dalla Champions,  a una precisa domanda di Luca Vialli se ci credeva di poter eliminare la squadra di Moratti ha così risposto:” Tu sai da quale scuola veniamo tutte due, lì alla Juve ci hanno insegnato di non mollare mai”. Come dire, ho superato il turno grazie agli insegnamenti del club bianconero. E noi ti diciamo: due volte grazie Didier… Bacio le mani


 

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