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L'Editoriale 17 2012
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L’Editoria

di Beppe Vigani

  L’Europa ha solo una squadra italiana. Come spesso è accaduto in questi ultimi anni, è il Milan. I rossoneri, nonostante la pesantissima sconfitta contro l’Arsenal, sono riusciti a salvarsi le penne e a qualificarsi per i quarti di Champions League. Ora c’è il Barcellona, ‘mission impossible’ direbbe qualcuno, ma mai vendere la pelle del Diavolo prima di  averlo ucciso. Due anni fa il Barça sembrava il grande favorito e invece spuntò l’Inter che riuscì a fare un filotto leggendario. La coppa dalle ‘grandi orecchie’ può essere l’arma in più della… Juventus. Le energie nervose che si spendono in questa competizione possono essere insostenibili per i campioni d’Italia, che potrebbero perdere qualcosa di troppo in un cammino molto lungo come quello del campionato. E’ vero che ormai siamo nelle fasi finali, ma è altrettanto evidente che tra infortuni e stanchezza a questo punto è difficile avere certezze assolute. Prima d’incontrare il Barcellona, Allegri dovrà preparare il match con la Roma, una delle tante deluse di questo campionato. La Juventus, che arriva da un roboante 5-0 di Firenze, è alla finestra per cercare di approfittare in un eventuale passo falso della capolista. Ci sarà l’Inter che, dopo l’eliminazione dalla Champions, proverà a concentrarsi per una rincorsa al terzo posto che sembra assolutamente più un miraggio che un’impresa, soprattutto dopo il pareggio casalingo contro l’Atalanta. I riflettori si poggiano sempre sulle magagne di casa nerazzurra. Domenica scorsa Marco Branca e Gabriele Oriali indirettamente hanno messo in scena un teatrino che la dice lunga sullo status quo del club di Corso Vittorio Emanuele. Il responsabile dell’area tecnica ha in sostanza fatto una disamina della situazione, negando che Oriali all’epoca di Mourinho facesse parte dello staff che operava sul mercato. Il campione del mondo dell’82 ha replicato con grancassa al seguito, ha spiegato che Branca era geloso del rapporto che aveva con Mourinho e che gli affari Milito, Motta, la cessione di Ibrahimovic erano state fatte insieme. Ho voluto usare la forma indiretta per spiegare le questioni di bottega, le quali la dicono lunga sul momento di Moratti e compagni. Credo che Oriali non abbia torto quando dice che da quando Branca opera da solo si sono visti tanti sbagli e pochi lati positivi. E’ giusto porre la questione del direttore sportivo nell’Inter? Il verdetto non è incoraggiante.  Se facciamo un po’ di nomi mi sembra logico sostenere che il tempo delle vacche grasse in casa Inter sia pressoché passato. Dopo il ‘numero’ Ibrahimovic, le campagne acquisti della squadra italiana più vincente degli ultimi cinque anni sono state a dir poco insufficienti e mirate male. Errori di valutazione ed equivoci tattici di molti giocatori. Cessioni improvvide (vedi quella di Eto’o), che hanno portato a destabilizzare tutto l’ambiente. Se una squadra ambisce a risultati di grande prestigio non può e non deve cedere il suo pezzo più pregiato se non c’è una contropartita tecnica di grande valore. Non bisogna essere scienziati per saperlo. E’ facile puntare il dito contro l’Inter in questi ultimi tempi. Il vero problema è che è difficile toglierlo. Non resta che aspettare la fine del campionato, anche se, come dicono i più arrabbiati, il male minore di questa società sono proprio i giocatori.


 

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