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Hockey 21 2012
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Hockey ghiaccio

Il Milano torna in Paradiso

La squadra di coach Da Rin sbanca il Pranives e vince la serie 4-2 portando i colori rossoblu in Serie A

di Beppe Vigani

  Il Milano torna in A. Quattro anni di purgatorio, prima di tornare nell’hockey che conta. Superato il Gardena 2-1, grazie a una magia di Tommaso Migliore, che è riuscito a segnare nel momento più terribile del match. Una liberazione che ha fatto esplodere le centinaia di tifosi che si sono rovesciati al Pranives di Selva di val Gardena. Dopo il gol di Benjamin Kostner, su assist di Senoner, al termine del primo periodo, ci pensava Constant, su passaggio di Klouda, a riequilibrare le sorti e chiudere 1-1 i tempi regolamentari. Ci pensava la rete di Migliore, al secondo tempo supplementare, a mettere tutti d’accordo e a portare i colori rossoblu in trionfo. Una stagione piena di problemi, superati dall’ottima organizzazione del club del presidente Ico Migliore che è riuscito con Massimo Da Rin a portare in A i colori rossoblu.

         Coach, finalmente…

“Pensavo di non farcela più… È stata una partita davvero durissima. Il disco sembrava non entrare mai. Caletti per ben quattro volte si è trovato davanti alla porta senza fare gol. Una vera maledizione. Una partita che sembrava non finire mai. Avevamo giocato bene, un match tirato, poi Tommaso ha fatto un gol incredibile, alla Oveckin… Dopo averne sbagliati di incredibili, abbiamo segnato quello più difficile…”.

Dopo il gol della vittoria cos’ha pensato?

“Sono rimasto con gli occhi sbarrati per almeno tre secondi, quasi incredulo… Una rete bella e difficile, che in un attimo ha spazzato via tutte le paure che stavano assumendo contorni sempre più inquietanti. Una sensazione, intensa, fortissima…”.

Ha vinto la più forte, secondo lei?

“Abbiamo vinto meritatamente. Credo che, alla fine, il successo sia andato alla squadra che l’ha voluto di più. È stata una stagione lunga, piena di problemi. Poco alla volta siamo venuti fuori e poi il lavoro ha fatto il resto”.

È una sua vittoria, in tutti i sensi…

“No, è la vittoria di tutti. Dei ragazzi, mia e della dirigenza. È stata una grande stagione, terminata con la promozione in A. Una cosa bellissima. Quando lo pensi è tutto facile, poi sul campo è tutto molto più difficile”.

Dopo ventiquattro anni, un’altra promozione e per giunta ancora contro il Gardena. Davvero una coincidenza…

“Sì, è incredibile, questo è il destino. Non so allora, ma questa volta vi erano un mare di tifosi, almeno 400-500. Davvero eccezionali. Non ho mai visto una cosa così. Il pubblico di Milano è davvero speciale, in Italia nessuno è così attaccato alla propria squadra”.

Si spieghi meglio…

“L’attaccamento dei tifosi rossoblu è particolare. Ci sono stati vicini tutta la stagione, con un calore straordinario. Quando siamo tornati da Selva di Val Gardena, io sono passato a casa e poi sono andato alle 10 al Palagorà. Ebbene lì c’erano ancora i tifosi che festeggiavano. L’hockey a Milano è una cosa particolare, difficile da descrivere. Ho visto la gente in lacrime, che ci ringraziava. Ho ancora la pelle d’oca. Questa vittoria è anche loro”.

Eppure nelle valli c’è una tradizione molto profonda…

“Sì, ma è un’altra cosa. Una situazione simile l’avevo trovata quando allenavo il Courmaosta. In ballo c’era una regione che si aggrappava interamente all’hockey, perché lì non c’era altro. E’ un paragone che ho fatto per far capire l’entusiasmo di quei posti, ma qui a Milano è ancora più profonda la passione”.

Si dà una spiegazione?

“Milano è tradizione. Ventinove scudetti non sono da ridere. Questa città respira hockey, è la storia di questo sport. Anche in gara 5 il pubblico è stato numerosissimo. Se guardiamo indietro vediamo il Saima, la finale di undicimila del Forum. Poi ci sono stati i cinque scudetti dei Vipers”.

Tornando alle sei partite di finale, qual è quella che l’ha soddisfatta di più?

“Devo dire la verità, l’ultima. Tutti i ragazzi sono stati disciplinati, ognuno ha fatto il suo. Klouda, come sempre, è stato discontinuo, ma ha dato sei dischi al bacio ai compagni, Luca (Ansoldi ndr) ha lavorato tanto, Lutz che ha avuto qualche difficoltà in queste finali ha giocato a livelli della Nazionale. Insomma, tutti hanno dato l’anima. La squadra venerdì sera è stata molto intelligente, anche se mai come in questa partita è mancato un vero sniper. Davanti soffriamo tanto e alla fine dobbiamo lavorare il triplo per vincere. In gara 6 c’è stata la dimostrazione. È vero che eravamo stanchi, ma loro lo erano un po’ di più tanto che il loro tecnico (Erwin Kostner, padre di Karolina, recente vincitrice dei Mondiali di pattinaggio artistico) Comunque è andata bene ed è la cosa che conta di più”.

Cosa le rimarrà dentro, a parte il campionato vinto?

“Tanto entusiasmo, la voglia di continuare più forte di prima. Poi i tifosi, il loro calore, il loro entusiasmo. Poi questi ragazzi, che sono riusciti a dare quello che gli ho chiesto, Veramente una bella stagione”.

Lei ha vinto già col Milano, era il secondo di Insam. C’è una differenza?

“A dire il vero questa è una vittoria diversa. Intanto, in A2 le cose cambiano. Con i Vipers giocavamo per lo scudetto, mentre qui stiamo parlando di una promozione. Questa è la squadra del popolo, di quella che ha attraversato parecchie difficoltà prima di arrivare a questo punto e la gente ci apprezza di più anche per questo. A ogni buon conto torniamo in A, ma il pubblico non cambierà. Da anni è così. È cambiato un po’ l’hockey, ma il pubblico di Milano è unico e inimitabile”.

Complimenti coach!


 

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