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Adesso viene il bello…

E che bello, bello, bello. O no?

Diario di viaggio con Brera, che presagiva la fine del calcio. Intanto, Milan e Juventus si stanno giocando lo scudetto

di Cesare Pompilio

  Milano-Torino sono esattamente 127 km, con la mia auto, una X19, impiegavo quasi due ore. Una spider carrozzata Bertone che Giuan Brerafucarlo mio ospite aveva soprannominato “la nana” perché era bassissima. Durante le due ore parlavamo di tutto: il vino migliore, il piatto più saporito, la classifica dei giocatori più grandi di tutti i tempi, il giornalista più competente, gli incontri di pugilato “truccati”, il doping nel ciclismo, e poi ancora: le famiglie italiane più importanti, le dinastie più ricche (in soldi dico) e poi ancora parlavamo di calcio, quindi di dirigenti più competenti. Durante uno di questi viaggi si è addormentato appena fuori Milano e si è svegliato al casello dell’autostrada di Torino. Appena sveglio mi ha detto: “Numa, ho fatto un brutto sogno, ho sognato la fine del gioco del calcio. Tante domeniche con le persone ai margini delle piazze, negli stadi poca gente. Le sagome delle persone fatte di cartone, gli applausi finti…le partite che finivano 5-4”. Una pausa. Io impietrito, lui si è accesa la pipa, ha bevuto un po’ di cognac e subito ha ripreso: “Non lo so se io ci campo, mi creda Numa, sarebbe la mia più grande delusione. Ma lei pensi, le domeniche senza calcio? Cosa farebbero Van Basten, Falcao, Maradona, Platini”. Mentre mi diceva questa sua preveggenza, diventavo verde in faccia, la lingua asciutta, non trovavo la risposta.

Solo dopo essere arrivati davanti alla porta del solito ristorante “Il Cambio” trovai la forza di rispondere: “Spero lei stesse scherzando. Il calcio non muore mai. Nonostante tutti i tentativi dei ricconi, dei sapientoni, dei cialtroni, degli incompetenti. Il calcio non morirà mai”. Quanto mai. Ho voluto raccontare questo aneddoto perché siamo nella settimana della passione di Cristo. È appena passata la Pasqua, il termine deriva da una parola ebraica Parches che vuol dire “guardiamo avanti”. Io guardo avanti e se i rumors mi dicono la verità, potrebbero esserci degli arresti eccellenti entro la fine del mese di aprile, dunque la classifica attuale della serie A verrebbe stravolta, le retrocessioni verrebbero decise nelle aule giudiziarie, i terzi posti diventerebbero di cartone, come lo scudetto 2004, insomma sarebbe un dolore che spero di non provare mai, la ferita ancora sanguina, dal 2006 e non cessa un attimo.

I grandi giudici, gli uomini al di sopra delle parti hanno riconfermato la radiazione a Luciano Moggi, Antonio Giraudo; non mi risulta che i due avessero truccato le partite; addirittura anche la sentenza di Napoli (tribunale civile) ha ammesso che non sono emerse irregolarità nei campionati. Conosco e vivo Luciano Moggi, una perla di galantuomo, un lottatore, un grande competente che fa paura a tutto il mondo del calcio che vede “leccaculo” e affini a mungere le tette della mucca (calcio) ma il calcio, pian piano si avvia alla fine come il ciclismo, e dai e dai ci siamo quasi, ma i parrucconi stanno al loro posto da quaranta anni.

E dai, il sogno di Giuan si avvera: a Trieste dove si gioca Inter-Cagliari, per riempire i posti hanno già messo le sagome di cartone, i calciatori davanti ai giudici ammettono di essersi vendute le partite, i dirigenti presi con i soldi in borsa sono al loro posto a continuare la loro epopea, nessuno indaga sui contratti dei calciatori, le cifre realmente pagate, nessuno osa entrare nel santuario della Confindustria del calcio: la Lega. Procuratori senza scrupoli portano i loro assistiti da una squadra all’altra smentendo i presidenti incaricati. Un architrave che non può durare a lungo. Da cinque anni lo scudetto resta a Milano, ma allora era questa Calciopoli, altro che Moggi, altro che le telefonate di Luciano Moggi. Calciopoli è la traduzione degli scudetti a Milano. Pensate, prima un ex capostazione riusciva a portare a Torino sia gli scudetti, sia in Champions la Juventus a fare finali una dopo l’altra. Un ex capostazione, un genio del calcio riconosciuto universalmente, ha vinto un Mondiale (vero Lippi) con i giocatori segnalati all’allenatore e nella finale Italia-Francia sembrava Juve A-Juve B eppure deve stare li a Monticiano, fuori dal calcio. Il calcio deve morire o diventare una sorta di Cricket. Tutti contenti, dunque? Tutti felici appena arriveranno gli arresti eccellenti? Tutti tranquilli perché occuperanno le prime pagine dei giornali al pari delle dimissioni di Umberto Bossi. Il mio cuore scoppia di lacrime, la mia coscienza si ribella. Preparatevi, entro 15 giorni finirà qualche fondazione intestata a un personaggio che fino ad ora è servito, ma adesso è diventato ingombrante. E allora? Chiudiamo la fondazione, vediamo se riusciamo a stemperare Calciopoli. Lo scudetto a chi lo diamo? Alla Juve? Al Milan? Vediamo chi lo meriterà meglio. Io sarei per lasciare tutto come scritto nel libro degli arcani. Intanto il malato calcio soffre, indebitato lancia gli ultimi rantolii, ha bisogno d’ossigeno? Se magari nascesse un Maradona o un Messi in Italia. Intanto ributtiamo nella mischia Antonio Cassano (auguri amico, se senti dolorini smetti) chissà… chi lo sa. La vita non finisce. Lo scudetto? Ancora? Te l’ho detto, sei duro di cervice, vatti a curare. Bacio le mani.


 

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