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 Lara Comi intervista            Daniele Marantelli deputato del Pd. Gioca come numero 10 nella Nazionale Parlamentari Italiana

Silvio, aiutaci a rilanciare il Milan

 Troppe distrazioni difensive. Per il futuro tagliamo l’organico se vogliamo dei top player. Udinese un modello

di Lara Comi

   Ibra, capocannoniere del campionato, ma sembra il giustiziere dei poveri: forte con le squadre deboli, scompare nelle grandi occasioni, come ha rimarcato Sacchi. E per Allegri la panchina scricchiola.

Cosa non va nel Milan?

“Sarebbe sbagliato gettare la croce addosso a Ibra: sente troppa pressione, nonostante l’indiscusso carisma. Il Milan paga le troppe distrazioni difensive. E se tecnicamente ha l’organico più forte della serie A, ha però avuto in proporzione più feriti dell’Esercito sul Piave durante la Prima guerra mondiale. Una delle cause è il campo di San Siro: è più rischioso che fare la discesa libera di Bormio”.

Pato, Robinho, Cassano ed El Shaarawy insieme hanno fatto più o meno gli stessi gol Nocerino. Non è che Ibra avrebbe bisogno di un partner tipo Balotelli?

“Per giocare nel Milan bisogna avere testa da Milan. Mario ha doti tecniche fuori dal comune, ma non so se ha la personalità adatta. Gente come Ronaldo o Messi ce li sogniamo. Alla squadra servono comunque dei top player. I soldi son quelli che sono, ma mi chiedo se sia il caso di tenere in organico più di 30 giocatori. Con sette in meno si potrebbe fare un’ottima campagna acquisti”.

La vicenda Cassano ha avuto un esito felice mentre per Pato è un incubo.

“Il ritorno di Cassano è già una favola per tutti i tifosi e per i suoi cari. Per Pato è stata una via crucis. Galliani aveva visto giusto nel volerlo cedere al Psg”.

Arriva il Genoa, ma ormai si delinea un testa a testa con la Juve per lo scudetto. C’è chi già mette le mani avanti: se vincono i bianconeri decisivo il gol fantasma di Muntari. Siamo alla costruzione degli alibi o hanno ragione i complottisti?

“A poche giornate dalla fine è consigliabile liberarsi delle ombre del passato. C’è stata un’ingiustizia colossale e immotivata.Quell’episodio, però, deve scatenare rabbia e adrenalina positive. Da lì si deve trarre linfa ed energia per fare gruppo. Quando si è in guerra, bisogna combattere unendo le forze. Nel calcio lo spogliatoio è fondamentale. Squadra, società e tifosi devono remare tutti nella stessa direzione. Berlusconi ha idee politiche diverse dalle mie, ma è un grandissimo motivatore. Dia una mano ad Allegri”.

Il Presidente nella sfida al “Meazza” con il Barcellona è stato sorpreso a mugugnare per la mancanza di bel gioco. Oggi si può ancora vincere giocando bene o Berlusconi è un inguaribile “esteta del calcio”, come ha detto Allegri?

“Fa bene Berlusconi a pretendere il bel gioco. Ma non dimentichiamo che il Milan di Sacchi, un grande innovatore, si giovava di fenomeni. Detto questo serve una radicale riforma della cultura sportiva. In Inghilterra perdi 5-0 e il pubblico ti sostiene. Seedorf è uscito dal Camp Nou tra gli applausi. Con la Fiorentina sono bastati invece tre passaggi sbagliati per far piovere fischi. Incredibile poi che i settori giovanili non siano in grado di sfornare difensori e portieri validi per cui vantiamo una lunga tradizione. Ma le difficoltà dei vivai sono solo un aspetto della crisi profonda del calcio, che va dai debiti dei club alla necessità di impianti funzionali e moderni, all’eccessivo numero di squadre professionistiche e semiprofessionistiche”.

Anni fa Berlusconi aveva affermato che in futuro bisogna puntare sugli under 23. Lei aveva chiesto giovani forti in grado di reggere la Champions. Dovesse il Milan perdere il campionato, è ancora convinto che occorre rifondare in direzione del giovanilismo?

“Non mi piace rifondare, meglio un pragmatico riformismo. Dobbiamo copiare un po’ il modello Udinese. Individuano talenti e non ‘bucano’ quasi mai. Alcuni giovani bravi ci sono già nel Milan, come El Shaarawy. Ma servono ricambi in difesa. A parte Thiago Silva, la linea è da rafforzare. E dopo tanti anni qualche forza fresca servirebbe anche nella dirigenza, anche se la società lavora come un orologio perfetto. Non scordiamoci che dietro ai successi della Juve c’è un certo Beppe Marotta”.


 

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