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Giocate al calcio, per favore… se ci riuscite

 Complimenti alla Federcalcio per aver interrotto il campionato in memoria allo sfortunato Morosini. Intanto, continua il braccio di ferro tra Allegri e Conte

di Cesare Pompilio

  Gli sia lieve la terra, a Mario Morosini. Non è formalità ma un grido che tiro fuori dal cuore. Plaudo l’atto politico della Federcalcio e di Giancarlo Abete di bloccare per una giornata il campionato di calcio. Per una volta lo spettacolo si è fermato. Spero, però, che abbia un seguito, altrimenti ricadiamo nel proverbio: “Il morto è morto, diamo aiuto al vivo”. Abete, bloccando il campionato, ha consegnato a tutti, politici compresi, una memoria: “Aiutateci, la stupidità della chimica e le scommesse stanno distruggendo il gioco più bello del mondo”. Spero che una norma elementare entri a far parte del regolamento calcistico: il medico di una squadra di calcio deve essere un cardiologo. Se voi sapeste quanti pediatri e ginecologi (nulla avendo contro le succitate specializzazioni) sono medici di squadre calcistiche o peggio ancora medici di questa o di quella palestra. Vedo che trasbordo, l’impeto del combattente c’è, ma è la voglia e l’amore per il calcio e per la Juve che mi fa ritornare nei ranghi. Dunque, siamo al rush finale, ritornano i lamenti… fiato alle trombe il gol non gol di Muntari? Ancora! Allora diventiamo tromboni, mi schiero dalla parte di Ninozzo Conte che dice: “Basta non ne posso più…”. La domanda a Massimiliano Allegri gliela fa Maurino Suma, intelligente direttore della Tv Milan Channel. In sé non è una domanda perversa, ma la medesima invade le prime pagine dei tre quotidiani sportivi. Suma è un giornalista di razza, ha il senso della notizia, capisce quello che vogliono i tifosi rossoneri a tutti i livelli: Galliani e Silvio B. compresi. Egli è la carne del tifoso rossonero che soffre, che mangerebbe un tordo vivo per una Champions, una gallo cedrone per uno scudetto. È anche, però, l’uomo che ama il calcio, dunque un opinionista di classe che Telelombardia si onora di possedere nelle proprie fila. Il Milan che incontra il Bologna non può prescindere ai consigli di Giovanni Rana: “I tortellini vanno cucinati con circospezione, altrimenti restano sullo stomaco”. Il mio amico Stefano Pioli, allenatore del Bologna, ex giocatore della Juve “trapattoniana” non ci sta ad essere la vittima sacrificale. Stefano è un giovane tecnico preparato perciò sa già come ingabbiare Ibra. Spero che Nocerino abbassi l’audio, si è forse dimenticato di essere stato alla Juve? Perché questi attacchi ai bianconeri? La Juve è grande, grandissima nel bene e nel male. Gli ex dirigenti bianconeri di notte dormono senza prendere alcun calmante, mi risulta invece, che molti “protagonisti e coautori” che hanno mandato la Juve in serie B e gli hanno tolto due scudetti, sono in continuo concorso con le farmacie. Dunque, giocate al calcio, fate correre la palla, buttatela dentro, fate gol, con questi concetti Ninozzo Conte ha rianimato la Juve. I sotterfugi, i pettegolezzi, le “mandriate” contro l’allenatore sono valse nulla. Conte ha parlato chiaro in faccia a tutti: Amauri, Felipe Melo, Iaquinta, Krasic, a nessuno di loro ha promesso l’Eldorado, neppure Borriello, arrivato come il salvatore della patria, ha trovato “trippa per gatti”, quindi sono fiducioso dell’intelligenza di Ninozzo che ha saputo diminuire i carichi, è al limite delle tossine spietate, trangugia ottimismo per darlo a tutta la truppa fino alla vittoria finale. Conte non parla di rinnovi, anzi hanno dovuto indossare i panni dei gentiluomini di sua Santità ancora qualche giorno fa, per evitare che ogni impressione si formasse come una statua ingombrante, cancellando quanto di buono e di felice han saputo dare in un ventennio di vittorie e di gioie. Intempestivo, dunque, il sommario del libro di Del Piero. Meazza, Schiaffino, Van Basten, Paolo Rossi ecc… non hanno scritto libri quando ancora indossavano i calzettoni, anzi. Un libro è un libro, se si ha da dire qualche cosa, se è il sommario di tante cronache non vende. Allora non si tratta di un libro, se il contenuto cambia col sorgere del sole. Un libro è uno spazio senza tempo. Se fra 50 anni il lettore de “Il Nome della Rosa” dovesse trovare il contenuto superato allora si tratta di una presa per i fondelli. Ma chi consiglia i campioni? La cronaca non è letteratura, è come se gli allenamenti valessero punti per la classifica e quindi per lo scudetto. Un personaggio non deve mai scrivere un libro, un personaggio deve ricevere critiche o elogi dagli altri. Altrui devono esaltare il tono della notorietà, altrimenti andiamo tutti a ramengo a scopare il mare. I grandi del calcio di ogni secolo sono spariti nel tempo fuori dal proprio tempo. Viviamo in un’epoca di comunicazione d’immagine. Per carità, giocate al calcio se potete, gli “stracciaculi” disposti a umiliarsi per il retrobocca esistono e come, scrivere un libro sulla Juve è un fatto grande, scrivere un libro su Del Piero è una cosa nobile, ma in entrambi i casi i diretti interessati devono essere estranei. Invece, si scrive un libro sulla storia della Juve e gli autori omettono 20 anni circa di gestione Moggi, Giraudo, Bettega, facendo circolare rumors che è stata la società a non volere. Non ci credo, neppure se sentissi con le mie orecchie e allora in alto i cuori, caro capitano, giochi col cuore, porti questo 30 scudetto sulle maglie della Juve. La Juve c’è, la Juve è la grande Signora, spetta lei ancora determinante, a battere la Roma con intelligenza come solo lei sa fare…Lo faccia. Il resto è vita. La saluto, bacio le mani.


 

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