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L'Editoriale 24 2012
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Dopo tutto… c’è il calcio

A Genova è successo di tutto, ma in tutto il mondo i tifosi di calcio sono i più esagitati

di Beppe Vigani

  Cicerone nel “Brutus” sottolineava che si può fare retorica in cui c'è libertà di opinione; la classe dirigente riconosceva l'utilità della retorica ma, siccome la vedeva anche come strumento pericoloso, affiancò i giovani alle cure di personaggi autorevoli che dovevano infondere la retorica collegata alla trasmissione di valori civili. Non cadremo in questo tranello quindi andiamo dritti al punto. Alziamo i tacchi dagli esempi da cogliere e ne faremo una ragione.

A Roma, domenica scorsa, si è consumato l’ennesimo episodio di razzismo. “Giallorosso ebreo”: è questo il coro anti-semita scandito dalla curva nord dei tifosi della Lazio nel corso della partita contro il Lecce, e riferito come insulto non tanto ai sostenitori salentini quanto a quelli della Roma. I cori si sono verificati al 12’ del primo tempo, e non ci sono state reazioni da parte del resto dello stadio Olimpico, peraltro semivuoto. Tutto in cavalleria, ovviamente. Non importa contro chi si giochi, l’importante è dare sfogo agli istinti bestiali, per perorare la propria causa. Quale causa, poi? Non è finita. Nello stesso giorno Genoa-Siena è stata sospesa all'ottavo minuto del secondo tempo, per lancio di fumogeni in campo da parte dei tifosi rossoblù. Sul 4-0 per i toscani, gli ultrà genoani hanno cominciato a contestare la loro squadra, in parte abbandonando lo stadio.

Tagliavento ha così sospeso il match, le squadre sono rimaste in campo, prima di riprendere dopo quarantacinque minuti. C’è voluto una chiacchierata di Giuseppe Sculli, uno dei leader del Grifone, per riappacificare gli animi: ma la consegna delle maglie si è consumata. I tifosi rossoblu hanno voluto che tutti i giocatori consegnassero le casacche, in segno di resa, insieme con la dignità. Si è mai visto. Siccome tutto il mondo è paese, ci spostiamo in Israele dove la situazione è ancora più caotica. Il calcio locale è sprofondato in una crisi acuta dopo che sabato 21 aprile, nel tentativo di arginare la violenza negli stadi e fuori, la Associazione calcio è stata costretta a rinviare tutte le partite di Serie A e B. “I nostri campi di calcio si sono stati trasformati in campi di combattimento, la incolumità pubblica è in pericolo”, ha denunciato il presidente dell'Associazione Calcio Avi Luzon. Da parte sua la ministra per lo sport Limor Livnat esamina ora la possibilità di tornare a schierare negli stadi forze di polizia. Ad accendere la miccia è stato il furibondo finale, trasmesso il giorno prima in diretta televisiva, fra le squadre del Hapoel Ramat Gan e quella (mista arabo-ebraica) del Hapoel Bnei Lod: entrambe candidate alla promozione in serie A. La partita si era conclusa con un pareggio. Mentre i giocatori si apprestavano a tornare negli spogliatoi si è scatenata in campo una zuffa che ha coinvolto quasi tutti gli atleti, nonché uno degli allenatori. Diciotto di loro sono stati poi portati in un commissariato di polizia e interrogati. Nei confronti di undici sono stati imposti gli arresti domiciliari. Questo incidente è uno dei tanti verificatisi nelle ultime settimane. Mentre i due principali campionati erano sospesi, i proprietari di due club calcistici hanno comunicato di volerli vendere, non potendo più tollerare altri episodi di violenza. Alcuni sindaci hanno minacciato di revocare il permesso alla utilizzazione dei campi sportivi. Adesso la stampa sportiva invoca per le violenti misure punitive straordinarie, ritenendo che in loro assenza l'intero ramo sportivo rischierebbe ormai di troncarsi.

Andiamo in Spagna. A Siviglia è andata in scena una protesta da parte dei tifosi che non hanno digerito la programmazione del match tra Siviglia e Levante. La partita, programmata alle 22, è stata fatta iniziare più tardi perché la TV spagnola potesse trasmettere la conferenza stampa del match giocato due ore prima tra Barcellona e Real Madrid e così il pubblico ha pensato di imitare quel che fecero i tifosi del Basilea due anni fa, i quali protestarono a causa dello spostamento d'orario della partita perché si sovrapponeva alla finale del torneo di Basilea dove era impegnato l'idolo di casa Roger Federer lanciando delle palline da tennis in campo. Intanto, lo scudetto sta prendendo la strada per Torino, ma non sarà certo questo che ci salverà dai mille quesiti amletici che ogni giorno imbandiscono i tavoli dei soloni del calcio. Per la seconda settimana consecutiva lo sport pallonaro piange. Sperando di non farcene una ragione ogni volta.


 

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