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Atalanta "gli avversari" 25 2012
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La Dea sei punti sopra il cielo

 

Senza penalizzazione l’Atalanta avrebbe potuto lottare per l’Europa e cercare un piazzamento storico

 

di Alessia Scurati

  Con quei sei punti chissà come sarebbe finita. Chissà se adesso anche l’Atalanta sarebbe stata considerata tra le pretendenti a un posto in Champions. Chissà se la squadra si sarebbe meno scomposta in quei momenti bui della stagione, quando finì malissimo l’amore tra la Dea e il suo principe nerazzurro, Cristiano Doni. Un amore fatto di fedeltà e fiducia cieca che è venuta meno, tradita, gettata nel fango, una storia brutta e da dimenticare che per un momento ha fatto tremare tutta Bergamo. Perché l’Atalanta è un po’ come una mamma bonaria, mai trattarla male, mai farla soffrire. E come nei momenti più difficili si mise a piovere sul bagnato: non bastava che colui che in città veniva considerato come un simbolo avesse messo nei guai la squadra, dovevano anche arrivare quei sei punti di penalizzazione che potevano segnare irrimediabilmente tutta la stagione.

 

L’Atalanta, però, è stata fortunata e ha trovato una squadra di principi nerazzurri pronti ad accorrere in suo soccorso, pronti soprattutto a correre, crossare e segnare. I ragazzi di Colantuono sono partiti come dei razzi per recuperare l’handicap iniziale e fino all’undicesima giornata (vittoria per 1-0 contro il Cagliari) erano loro i nerazzurri da battere. Catapultati nell’Olimpo della classifica di seria A, hanno finito con il sentirsi disorientati e hanno tirato il freno a mano.

 

Eppure, a conti fatti, senza quei sei punti la Dea avrebbe corso non per la salvezza (obiettivo minimo), ma per l’Europa. Invece i timori e le continue voci sullo scandalo scommesse hanno scombussolato il passo degli orobici. Passo perfetto, per carità, scandito quasi al ritmo di un compas di milonga da Schelotto, Denis e Moralez, trio argentino capace di mettere in ombra per buona parte dell’anno gli altri connazionali in nerazzurro milanese, a suon di prestazioni convincenti, gol decisivi e sgroppate chilometriche.

 

Oggi l’Atalanta arriva a San Siro cercando di non pensare a quei sei punti in meno, contenta per una salvezza raggiunta ormai da tempo, serena perché non ha niente da perdere: l’obiettivo della squadra bergamasca da qui a fine campionato è solo quello di giocare al meglio e magari di mettere in vetrina qualche pezzo pregiato che verrà pagato in moneta sonante dalle squadre più ricche per rinforzare le rose dei top club.

 

All’andata era finita 0-2 per i rossoneri che avevano faticato non poco per uscire imbattuti dallo stadio Azzurri d’Italia. Ibrahimovic aveva aperto le danze nel primo tempo, poi monologo nerazzurro, con l’Atalanta che costruisce tanto ma non concretizza nulla. El Tanque Denis mette sul palo la palla buona per riagguantare il Diavolo per i capelli e superarlo di slancio, la corsa della Dea si ferma del tutto quando Boateng sigla lo 0-2 e i rimpianti furono tanti.

 

Nel 2008/2009 i rossoneri vinsero in casa per 3-0, nel 2009/2010 per 3-1. L’ultima vittoria atalantina al Meazza contro il Milan risale al 30 marzo 2008 quando Floccari e Langella diedero la vittoria alla squadra di Delneri. Dolci ricordi per la Dea e i suoi tifosi, uniti da un amore che in fondo, sei punti in più o in meno, non possono alterare: in fondo la prossima stagione si ripartirà, più tranquilli, da zero.

 


 

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