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L'Editoriale 27 2012
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È tutto sbagliato, è tutto da rifare

di Beppe Vigani

 Applausi alla Juventus, campione d’Italia. Onore al Milan, che maledice il derby. Complimenti all’Inter, che ha la magra soddisfazione di aver fatto perdere lo scudetto ai cugini. Un derby che accompagna l’ultimo numero di Stadio5 della stagione. Il mio pensiero, però, non è per lo scudetto. Ne abbiamo passate tante insieme. Spesso e volentieri abbiamo dovuto parlare di altro. Abbiamo versato lacrime per Simoncelli e Morosini, ma, soprattutto, abbiamo cercato di guardare lo sport con occhi diversi. Il calcio non è solo quello che ci raccontano; la palla che rotola in rete è l’essenza del gioco più seguito del mondo: quello che vorremmo sempre raccontare. E invece, spesso, non è stato così. Calcioscommesse, tifosi impazziti, morti. E poi altro. Come la “Sfida all’Ok Corral” di qualche giorno fa. Addirittura con pugni in faccia. Per un’offesa. Il far-west è anche a Firenze recitava qualche giornale. Delio Rossi è il protagonista. Un pizzicotto. Eppure è lui. Riminese di 52 anni, passati molti in mezzo allo stress, ma anche alle centinaia di migliaia di euro, una vita passata nel calcio; prima da calciatore (chi se lo ricorda nel Foggia?), poi da allenatore. Una carriera onorabilissima, con risultati straordinari con Palermo e Lazio. Poi mercoledì 2 maggio tutto è caduto nel dimenticatoio. Sostituisce Ljajic, che lo schernisce e a lui scoppia l’embolo. Il giocatore di Novi Pazar è travolto da una gragnola di colpi. La storia finisce qui. Il tecnico è licenziato la sera stessa, poi tutti a puntare il dito contro. Moralisti, perbenisti. Una folta schiera di benpensanti bacchetta il tecnico romagnolo, reo di aver ridicolizzato il calcio e la figura dell’allenatore. Non volevo scriverne, ma conosco Delio Rossi e la mia penna ha mal di stomaco. Qualche parola, che non servirà a nulla, la deve scrivere. Il tecnico romagnolo è un padre, un marito, una persona che vive di emozioni e sentimenti. Un raptus, la luce che si spegne. Capita a tutti. Davanti alle telecamere è un peccato mortale, dentro gli spogliatoi è una cosa ordinaria. No, non ci siamo. Ho sempre avuto una simpatia per gli errori umani. James Joyce sosteneva che un uomo di genio non commette errori: i suoi sbagli sono l'anticamera della scoperta”. Per la prima volta nella sua carriera il signor Rossi ha esagerato. In una conferenza ha salutato tutti e si è scusato. Era un uomo distrutto. “Ho pagato, sto pagando e pagherò”, sono state le sue parole. Ha chiesto scusa anche a Ljajic, che si è ben guardato di spiegare la situazione. Anzi, il padre del ventenne serbo denuncerà in sede penale il tecnico. Nessuno è riuscito a gestire la faccenda. Non è bastata il pubblico ludibrio del tecnico, che ha avuto la dignità e il coraggio di presentarsi e chiedere scusa. Dall’altra parte il giocatore, fucilato in pubblica piazza e poi ghigliottinato, si è guardato bene di stigmatizzare il proprio comportamento. Il calcio da che parte sta? Non lo sappiamo, ma il mio personalissimo punto di vista rispecchia esattamente la frase che ripeteva Gino Bartali: “È tutto sbagliato, è tutto da rifare”.


 

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