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Editoriale 30 2012
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Nostalgia canaglia

Una volta in Serie A c’erano più campioni e più… emozioni

di Beppe Vigani

   Noblesse oblige. In alto i cannoni, in basso i fiori. Il campionato è iniziato tra fuochi d’artificio e mattoni nella testa, per fortuna qualcuno spera nella reincarnazione. Il calcio delle figurine è finito, ora dolori, fango e umiltà. In Italia i fuoriclasse hanno mal di pancia e se ne vanno. All’estero sembrano tronfi e privi di timore, che sembrano finti. In Inghilterra sono tre le squadre (Chelsea, Manchester City e United) che ambiscono al lardo, in Spagna due (Barcellona e Real Madrid), in Germania tre (Borussia Dortmund, Bayern e Schalke), in Francia una (Paris Saint Germain), mentre nel nostro Paese sono almeno cinque le squadre che possono fare la voce grossa (Juventus, Milan, Inter, Roma e Napoli) e poi chissà… Il clima del nostro Stivale non interessa più a nessuno, ma l’equilibrio regala entusiasmi da non trascurare. I fuoriclasse di fattura mondiale sono rimasti pochini (Sneijder, Maicon Cavani), mentre di campioni o presunti tali non siamo messi maluccio (Jovetic su tutti). Paradossalmente ci coccoliamo i nostri ‘matusa’ che tutto il mondo c’invidia: Totti, Buffon, Pirlo e poi che quel De Rossi che è veramente ‘tanta roba’ come si dice dalle mie parti. Una volta, però, il nostro calcio era servito su un altro vassoio: Falcao, Zico, Platini, Van Basten, Ronaldo, Shevchenko, Zidane… il tutto condito da italiani di fattura speciale (Baggio, Del Piero, Baresi, Maldini). Nessuno può fare più niente e quindi godiamoci la nostra trippa con molto formaggio e accontentiamoci. Il fair play sta spaccando le ossa ai club nostrani, ma la crisi ha dato uno strattone a presidenti eccessivamente zelanti, manager avventurieri e giocatori golosi. Il risultato è stato la fuga verso altri lidi. Le bandiere non esistono più. Una volta nessuno baciava la maglia e rimaneva per anni, ora c’è chi lo fa e l’anno dopo e su un altro treno. Del Piero è stato l’ultimo esempio di fedeltà ed è stato trattato a calci come l’ultimo degli arrivati. Il calcio non può vivere di riconoscenza, perché, a certi livelli, appare blasfemo, ma delle eccezioni si possono fare. E’ tornato il campionato e tutto va in soffitta. Da anni non ci sono più le radioline che davano quel tocco di fascino in più perché erano le uniche a raccontare in diretta le partite. Ora il mondo, per fortuna o per sfortuna, sta andando verso un’altra direzione. Ora si vive tutto davanti a uno schermo… si vedono gol, replay, moviole istantanee, commenti nell’azione stessa. Chi ricorda la moviola di Carlo Sassi? Chi ricorda la struggente voglia di aspettare “90mo minuto” o “Domenica sprint”? Ogni anno mi faccio la stessa domanda: ma oggi è meglio di ieri?


 

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