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Editoriale 31 2012
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Qualcosa sta cambiando

L’espulsione da ultimo uomo va rivista, qualcuno sta lavorando per farlo

di Beppe Vigani

 Non vi sono più le mezze stagioni, è un po’ il refrain che serpeggia da un po’ di tempo, un luogo comune stucchevole che riempie la bocca di parole stantie e scontate. Eppure un po’ di verità queste parole elargiscono, senza nulla togliere alla dialettica della retorica. Il calcio si sofferma su vecchie battute da bar, noi che, ormai, di nichilismo siamo avvezzi. Qualcosa, però, sta cambiando. Udite, udite il gioco del calcio si sta truccando per apparire più bello, meno cafone e, speriamo, più giusto. Ora, che tutto sia la panacea dei mali di questo sport, no, ma di certo gli scienziati della pedata, dopo essere andati in giro con un  punto di domanda al posto della testa, si sono convinti che qualcosa può essere cambiato. Pierluigi Collina, ad esempio, ha puntato il dito contro l’espulsione da ultimo uomo, la quale provoca la triplice sanzione (espulsione, rigore e squalifica), troppo punitiva per la squadra che provoca il danno. Le parole di Gigi Buffon all’indomani dell’espulsione del collega Brkic, nel match vinto dalla Juventus contro l’Udinese, anche grazie all’espulsione del portiere dei friulani, sono state apprezzate anche dal designatore degli arbitri Uefa, che immediatamente ha inoltrato all’International Board la questione. Solo questo organismo può pronunciarsi sulla modifica di un regolamento tecnico.  Se la norma dovesse essere rivista, sarebbe un grande passo avanti nell’ottica di modernizzazione di questo sport, ancorato a troppi giudizi soggettivi per non essere continuamente sotto accusa. Vi sono decisioni, nel corso di una partita, che sono troppo decisive, al di là della giustezza di delle stesse. Espulsioni da ultimo uomo, spesso si rivelano eccessivamente zelanti (vedi Udinese-Juventus) e finiscono con il condizionare una partita, senza che poi qualcosa possa essere riparato. Nel fallo da ultimo uomo, l’espulsione non può essere automatica. Deve esserci qualcosa di diverso se l’infrazione è fatta fuori o dentro l’area di rigore. Oppure se il fallo è commesso da un portiere o un giocatore. Per anni abbiamo vissuto una sensazione di nichilismo, dove la realtà pareva non contasse nulla. Finalmente, qualcosa si sta muovendo. Se poi penso ai cinque arbitri in alcune competizioni, il pericolo è commuoversi dalla gioia. Chi vuole la trasparenza, l’occhio di falco è sempre la miglior cosa, ma se bisogna accontentarsi alziamo le mani. L’importante è fare il primo passo. Per andare avanti c’è sempre tempo. L’importante è non fossilizzarsi.


 

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