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Milan Cagliari "L'Editoriale" 33 2012
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Allegri… per tornare a sorridere

La piazza vuole il tecnico al pubblico ludibrio, dimenticando che le colpe non sono sue.

 

 

Giù le mani da Massimiliano Allegri! Non servirà molto questo appello, ma è giusto non fare finta di niente. Chi ama il calcio e ha capacità di analisi sta dalla nostra parte. Non è facile passare dal mangiare aragosta, bevendo champagne a ingurgitare fette di tacchino impanate con pinot grigio, neanche tanto fresco. Vi ricordate il Milan che ha vinto lo scudetto 2010-2011? E’ stucchevole fare la lista di giocatori che hanno lasciato la squadra rossonera. E’ deprimente vedere Nesta, Van Bommel, Gattuso, Seedorf in altri lidi a fare finta di invecchiare lentamente. Inzaghi, invece, dopo aver appeso le scarpe al fatidico chiodo, si è messo ad allenare gli Allievi nazionali del Milan. Per qualcuno questo basta per sostituire Allegri. Il litigio tra i due accaduto settimana scorsa la dice lunga sul malessere che imperversa a Milanello. Tant’è. Vietato, invece, scrivere dei fuoriclasse che hanno raggiunto Parigi, gonfiando le tasche del club di via Turati. Altro discorso, vecchio come le suole delle mie scarpe. Adriano Galliani ha confessato che Silvio Berlusconi avrebbe mandato via Allegri, all’indomani della sconfitta casalinga con l’Atalanta, ma che egli stesso lo avrebbe difeso a spada tratta. Troppe volte l’a. d. rossonero ha messo la faccia ai capricci del proprio presidente, a cominciare dalla mancata cessione di Pato, che ha bloccato l’arrivo di Carlitos Tevez, attaccante prezioso come l’oro per il gioco di Allegri. Ora tutti addosso all’allenatore che non ha più il materiale umano dello scorso anno e che non è capace a dare un gioco alla squadra. L’acquisto più importante del Milan è stato De Jong, giunto a fine mercato. Avessi detto Gianni Rivera. Uno scarto del Manchester City spacciato come fuoriclasse. L’unico uomo dai piedi educati è Riccardo Montolivo, inizialmente inviso dai tifosi, ma parzialmente riscattatosi dopo un sorprendente Europeo. Merito di Cesare Prandelli che in Nazionale è riuscito a tirare fuori dal centrocampista cresciuto nell’Atalanta, il meglio delle sue caratteristiche.  Nossignori, il melone di qualche tifoso non funziona. Mi ricordo come fosse ieri quando Allegri arrivò a Milano. Fu accolto come un allenatore della ‘nouvelle vague’, il migliore sulla piazza. Quello che aveva fatto grande il Cagliare, quello che proprio in quell’anno inventò Boateng trequartista che spaccava le difese in due. Ora, giù dalla torre, come un povero derelitto, un deficiente incapace di tenere a bada un gruppo di pedatori un po’ maldestri e spelacchiati. Sarà un’impresa metterli insieme, ma confido nelle qualità di un uomo che ha fatto della sua discontinuità, estrosità, genialità e, permettetemi, pazzia la chiave dei suoi successi. Da calciatore era così, da allenatore ha solo tolto qualche pelo all’etichetta. Contro ‘suo’ Cagliari proverà a rimettere la squadra in carreggiata. Con la speranza che qualcuno non glielo impedisca. In questo momento di confusione mi piace rispolverare un famoso detto di Marco Tullio Cicerone: “Bisogna badare che la pena non sia maggiore della colpa”. Capito presidente?


 

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