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Milan Cagliari "la partita" 33 2012
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Il Milan alza la cresta
da Udine si torna con una certezza: El Shaarawy

 di Andrea Anelli

 “Se qualcosa può andar male, lo farà”. Questo recita il primo assioma della famosa Legge di Murphy che sembra fondersi in pieno con l’inizio di stagione del Milan. I rossoneri tornano dalla trasferta di Udine più frastornati e confusi di quando sono partiti. Due gol subiti, due cartellini rossi e zero punti conquistati fanno da contraltare a una prestazione che meritava certamente maggior fortuna. Dopo la settimana pesante che ha visto litigare Allegri con Inzaghi e rischiare di perdere con l’Anderlecht, ci si aspettava una reazione d’orgoglio che in parte c’è stata, ma alle prime disattenzioni sono arrivate le reti dei friulani e l’espulsione di Zapata, fino a quel momento impeccabile. Se si ripensa alla prima giornata e ai pali colpiti ecco che la Legge di Murphy torna a riecheggiare nei corridoi di Milanello. Il Cagliari si presenta a San Siro, dove continua a non vincere nessuna delle milanesi, fresca e riposata grazie al suo presidente che ha costretto il prefetto del capoluogo sardo a rinviare la gara con la Roma. Accorrete all’’Is Arenas’, l’appello di Cellino contro l’obbligo delle porte chiuse dell’impianto. Massimo Ficcadenti dovrebbe confermare la formazione che avrebbe dovuto giocare contro la Roma con il tridente composto da Ibarbo, Thiago Ribeiro e Pinilla. Ancora fuori Cossu, infortunato. Conti, come sempre nel cuore della squadra, a dettare i tempi e dietro Rossettini in coppia con Astori. Quest’ultimo proveniente dal vivaio rossonero e rimasto per anni in bilico tra prestiti e comproprietà, ma a oggi è un vero rimpianto per la dirigenza dal braccino corto. Molto diversa la situazione per Allegri che dovrà reinventare la difesa tenendo conto che le tre punte rossoblu non consentiranno ai terzini di salire con tranquillità. A centrocampo probabile rientro di De Jong davanti alla difesa con Montolivo e uno tra Flamini e Nocerino, molto lontano dagli standard della passata stagione. Se è vero che non c’è più Ibrahimovic, che apriva gli spazi all’ex rosanero, è anche vero che fino ad ora lui è mancato di lucidità, precisione e cattiveria agonistica. Nel reparto offensivo, oltre a Pazzini, l’unica vera nota positiva: il piccolo faraone autore di un gran gol a Udine e di una buona serie di giocate. Dalla sua cresta da ventenne deve ripartire il Milan cercando di eliminare paure e angosce a favore della sfrontatezza dei giovani, tanto voluti negli anni precedenti e ora da supportare, non da fischiare!


 

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