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Hockey 34 2012
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Il coach della rinascita

Da Rin tenta l’impresa, dopo aver condotto i rossoblu alla promozione.

Il successo col Bolzano è il primo mattone

Di Debora Cheli

 La vittoria sul Bolzano ha lanciato in orbita Massimo Da Rin, il coach della fantastica promozione meritata la passata stagione. Quest’anno altra musica, senza dubbio, qualche tenore è cambiato, qualche baritono è rimasto, ma soprattutto il coro è sempre lo stesso: vincere! Non tutti hanno in porta un goalie da Nhl, sicuramente un fattore, ma quello che si è potuto apprezzare nel match con gli altoatesini è stato il gioco di squadra. Una prerogativa che non ha mai abbandonato il tecnico italiano, rimasto l’unico, dopo la dipartita di Adolf Insam.

Coach che cosa gli è piaciuto nel match col Bolzano?

“Il gioco di squadra. Vi sono alcune cose da migliorare, senza dubbio, ma i ragazzi hanno giocato insieme. La vittoria è arrivata per quello. Loro cercavano con giocate individuali il gol, noi con la forza di squadra. Nonostante la condizione non sia ottimale poiché abbiamo iniziato da un mese, siamo riusciti a reggere all’urto. E’ stata una vittoria che ci fa vedere con serenità a ciò che sta davanti”.

… e quello che non gli è piaciuto?

“Abbiamo perso troppi dischi. Dobbiamo essere più determinati, più incisivi. Dobbiamo avere più continuità, ma stiamo lavorando su quello. Ci vuole ancora un po’ di tempo, ma la strada è quella giusta”.

I ragazzi italiani che l’anno scorso erano in A2, risentono del salto di categoria?

“Nei modi, nelle abitudini, nella mentalità, non dal punto di vista tecnico. In A2 c’è più schermaglia, mentre in A1 c’è bisogno di pensare meglio, cioè di pensare le cose più velocemente. Cambiano i ritmi, in A1 c’è gente che sa giocare, che non ti perdona niente. Se pensi un secondo più lento t’impallinano. Dal punto di vista tecnico, invece, i ragazzi del Milano non hanno da invidiare niente a nessuno”.

Raycroft, sembra un marziano. E’ un portiere, ma si capisce subito la sua grande leadership sul ghiaccio. Che ne pensa?

“La cosa che mi ha impressionato di più è la tranquillità che trasmette a tutta la squadra. E’ una cosa che gli viene naturale. E’ una garanzia, un certificato d’infallibilità. E’ molto semplice, una prerogativa che lo rende davvero speciale. E non sto a parlare di aspetti tecnici… Lo avete visto tutti”.

Al Milano manca uno straniero. Sara un centro?

“Ora faccio i conti con quello che ho. Ci manca uno straniero, ma la società deve fare le sue valutazioni. Vediamo il prosieguo del campionato, per il momento andiamo avanti così”.


 

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